George Clooney e la zattera

Finisce un anno, ne inizia un altro: tutto è solo un sogno. | Inferno e paradiso me li lascio alle spalle. | Resto sotto la luna all’alba, | libero dalle nubi dell’attaccamento

Uesugi Kenshin

In un godibile film del 2009, Tra le Nuvole (Up in the Air), George Clooney è un HR Manager sempre in viaggio, che ha imparato come massimizzare il comfort e i benefici delle frequentissime trasferte minimizzando al contempo intoppi e spese. Proprio per questa sua esperienza sul campo, affianca alla sua mansione aziendale quella di speaker in convegni dove illustra l’importanza, nei viaggi come nella vita, di liberarsi dai fardelli e dagli attaccamenti.

Benché il film possa piacere o no a seconda del gusto personale, e nonostante il personaggio interpretato da Clooney avesse delle sfumature non gradevolissime di cinismo e arrivismo, va comunque sottolineata l’importanza dell’insegnamento più o meno consapevolmente trasmesso. Il passato, i condizionamenti, le convinzioni, le dipendenze sono tutti bagagli che vogliamo sempre portare con noi e che ci sfiancano, distogliendoci o addirittura impedendoci di raggiungere i nostri scopi.

Un po’ come me che vado sempre a lavorare con zaini o borse “perché non si sa mai”, e la sera ho la schiena a pezzi e mi maledico… il tutto per portare dispense e articoli che forse leggerò, frutta o panini che nel caso potrei mangiare, ecc ecc.

A voi non capita di portarvi dietro cose che puntualmente non vengono mai utilizzate, o di partire con due valigie piene di vestiti quando poi ne indossate i soliti tre o quattro?

Anche qui, lo spunto di riflessione dato dalla pellicola di Jason Reitman ha radici antiche, precisamente nell’Alagaddupama Sutta, un testo del buddismo Theravada. In questo racconto del Canone Pali è presente la celeberrima metafora della zattera.

Buddha Shakyamuni racconta ai monaci la storia di un uomo che per raggiungere la sponda opposta di un fiume, più accogliente e sicura, costruisce una zattera. Una volta arrivato a destinazione, Buddha ci spiega come sia da seguire l’esempio dell’uomo, nel caso in cui capisca che la zattera è servita solo come un mezzo, e pur affezionato la abbandona alla riva allontanandosi libero e veloce, mentre sia da ignorare nel caso in cui decida di portarsela dietro anche sulla terraferma, con immaginabile fatica e inutilità.

Quando ho iniziato il mio cammino di crescita, mi sono impegnato a mettere molti punti anche su frasi e racconti cui ero molto affezionato, ma che ormai avevano esaurito la loro funzione e risultavano solamente ganci che mi tenevano ancorato al passato.

Per comprendere quali bagagli lasciare, è determinante capire quale sia il nostro obiettivo, la nostra riva tranquilla e rigogliosa. Tutto ciò che non ci aiuta a raggiungerla, o peggio ancora ci distoglie da essa, va salutato con affetto e visto finalmente come una vecchia scatola di strumenti, che ci è stata utile ma che ora va messa in cantina.

E voi? Avete raggiunto la consapevolezza di quali vecchie valigie lasciare al deposito?

Ragioniamoci insieme!

Riccardo

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