The Rhythm is Magic

Senso di inadeguatezza. Episodi di ansia ed agitazione seguiti rapidamente da pigrizia e apatia.

Quanti di noi hanno attraversato momenti del genere, soprattutto in una fase di grandi cambiamenti come questa?

Anche i più smaliziati esperti di crescita personale e le persone già in cammino verso la propria rivoluzione umana, conoscono periodi di stallo o di continui sbalzi emotivi. Anzi forse loro più di altri, perché hanno imparato ad avere consapevolezza dei mutamenti della mente e del corpo. Ci chiediamo mai come si comporterebbero questi individui in casi simili?

Ultimamente, anch’io ho potuto osservare dentro di me un andamento altalenante dell’umore, quasi sempre trainato da una frenetica attività della mente e del mio dialogo interiore.

In queste fasi, è facile il desiderio di mettere in discussione gli obiettivi fissati in precedenza, o addirittura arrivare a dubitare dei propri ruoli o dei propri valori.

A volte (molte), tutto quello che dobbiamo fare è staccare la spina della routine artificiale che la mente e le emozioni ci spingono a creare. Una gabbia che ci isola dal normale fluire dei ritmi naturali del nostro corpo e della nostra anima. Ritmi, questi, che sono indissolubilmente legati allo scorrere armonico del Mondo attorno a noi.

Aspettative, convinzioni, blocchi mentali sono sempre dietro l’angolino pronti ad allontanarci dallo spontaneo fluire degli eventi. Superare il chiacchiericcio mentale, mettendolo ogni tanto a riposo, così come una dieta disintossicante per il corpo, serve a rinnovare il nostro contatto con la Natura.

Come valido aiuto, che ne pensate di un po’ di musica rilassante?

Il ritmo della natura è come una musica, suonata per noi dalla Terra che ci circonda e di cui allo stesso tempo facciamo parte.

Il nesso tra ritmo naturale e musica è potente e risale all’alba della vita. Tempo fa, per una trasmissione radiofonica, scrissi alcune riflessioni sul nesso inscindibile fra ritmo della natura e musica, con particolare riferimento alle simboliche rappresentazioni che l’uno e l’altro concetto proiettarono sulla primigenia attività umana, vale a dire l’agricoltura e l’allevamento. Questi tre aspetti si influenzarono a vicenda per millenni ed in misura (ahimé) minore, lo fanno anche oggi.

Riporto alcuni passi:

[…] La lettura più immediata, e forse più antica, che si può dare della musica popolare come espressione delle comunità agricole è relativa al suo carattere descrittivo. In tempi precedenti all’urbanizzazione, in comunità di poche persone dedite per lo più alla pastorizia ed all’agricoltura itinerante, ciò che si riusciva a riprodurre in musica erano i suoni dei fenomeni che accompagnavano la vita di tutti i giorni: il vento, la pioggia, il crepitio del fuoco. Una volta che il mondo rurale acquisì una propria peculiare struttura si cominciarono a riprodurre elementi più specifici come i fischi ed i richiami per gli animali, i campanacci per l’allevamento, ecc.

È facile immaginare come, con l’andar del tempo e con lo svilupparsi degli spazi sociali dell’uomo, si cercasse, magari durante la festa del villaggio, di riprodurre insieme questi suoni e di accompagnarli con danze rurali, ritmiche e emulative dei movimenti quali gli appostamenti per la caccia o la raccolta delle messi.

un altro aspetto originario ed antichissimo è quello, mistico e molto suggestivo, che rispecchia la posizione dell’uomo di fronte alla natura ed alle sue forze più misteriose. Una posizione al contempo di ammirazione e di suggestione, che spinge i primi coltivatori, i primi allevatori e le prime comunità in generale ad elaborare canti e musiche per propiziare il raccolto, acquietare le arcane e potenti manifestazioni della natura, scacciare le forze negative che possano minacciare le attività di sussistenza già delicate. La musica acquisisce quindi un carattere propiziatorio.

La natura in questo caso non è un fenomeno semplicemente da imitare, come nell’aspetto precedente, ma una manifestazione del potere di creazione e distruzione proprio di una divinità.

Quando la natura si dimostra benevola, l’attività agricola diviene fiorente e l’uomo, rassicurato e anzi reso gioioso da questo successo, vuole festeggiare questo evento con danze e canti, che vengono ad acquisire un aspetto celebrativo.

Anche le fiere e i mercati, che sono occasioni di festa e di esposizione dell’abbondanza del raccolto o del bestiame, diventano teatro di danze e canti esultanti.

[…] In definitiva, in tutti gli aspetti sopra descritti è possibile individuare un carattere trasversale, che può definirsi come ‘ciclico-ritmico’. La natura, con i suoi cicli, ha da sempre scandito i ritmi dell’uomo e viceversa esso, con i ritmi della sua musica, ha raffigurato, celebrato, emulato la ciclicità della natura.

Oggigiorno è diventato così fragile questo nesso, alla continua mercé degli innumerevoli filtri della comunicazione, delle pressioni frenetiche dettate dalla modernità come paradigma e non ultimo della nostra mente troppo sollecitata.

Quando ci sentiamo sovraccarichi, sia nel corpo che nella mente, fermiamoci per un momento e immaginiamoci immersi nella Natura ad ascoltare solo il nostro respiro e le voci della foresta (o se possibile facciamolo davvero!). Non c’è strumento più potente della forza della vita autentica sprigionata dalla Natura e dalla sua Musica!

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